Portfolio   2010 Alessandro Procaccioli. All Rights Reserved Procacciante, tecnica mista su intonaco, carta sbalzata, foglia d’oro, piombo, raso, denti in resina, misure variabili, 2014 Il termine ‘brigante’ è il participio presente del verbo ‘brigare’, con il quale condivide i significati di ‘praticare’, ‘lavorare’, e anche ‘trovarsi insieme’. È termine prossimo e probabilmente derivato da ‘briga’, reso con il sostantivo ‘rissa’ o i verbi ‘rompere’ e ‘spezzare’. Il provenzale brogador è infatti l’‘attaccabrighe’ e il portoghese bargante è un furfante. In generale è ‘colui che cerca brighe’, e quindi un faccendiere, un bargante, un procacciante, un malandrino, un facinoroso, ci dice l’etimologia del termine. Nel Medioevo con ‘briganti’ venivano indicate piccole compagnie di ventura. La prima attestazione di brigandage è in Francia, nel 1410, dove assume la connotazione di ‘fuorilegge’. Briganti vennero detti dai francesi anche i membri dell’armata sanfedista ed è quindi, che, attraverso il francese, la parola ‘brigante’ giunge in Italia. Quindi più che indicare un comune delinquente, col termine ‘brigante’ si usava indicare i combattenti e i rivoltosi contro un determinato statu quo e con ‘brigantaggio’ si definiva non solo una forma di banditismo caratterizzata da azioni violente a scopo di rapina ed estorsione, ma anche e soprattutto azioni che hanno avuto risvolti insurrezionalisti a scopo politico e sociale. In Italia spesso ci si riferisce a gruppi che nel Mezzogiorno si opposero alle truppe sabaude impegnate a portare a termine il processo di unificazione del Regno d’Italia, ma questo è solo l’apice di un fenomeno che si manifesta molto prima come forma di opposizione che nasce dalla estrema povertà e si scaglia contro un potere che è sinonimo di oppressione e bieco sfruttamento. Sonnino fu interessata dal fenomeno del brigantaggio, detto napoleonico, che vide Bonaparte contrapporsi dal 1806 ai papi Pio VI e Pio VII: Sonnino era parte integrante dello Stato Pontificio. Molti sperarono nelle nuove idee, ma finirono per accorgersi che il nuovo regime imponeva dure leggi sul piano economico, attraverso l’imposizione di gabelle, e sul piano sociale, con la coscrizione obbligatoria ai giovani sonninesi (e non solo sonninesi), che non avevano l'abitudine alla ferma militare, dato che lo Stato Pontificio disponeva di una forza di volontari. I giovani, piuttosto che fare il soldato, preferirono la via del brigantaggio. Briganti a Sonnino c’erano già da tempo. Sonnino divenne il centro nevralgico del brigantaggio, tanto da essere definita “la Brigantopoli”, la città dei briganti. Lo sviluppo del brigantaggio a Sonnino fu facilitato anche dalla presenza del leggendario e mitico capobanda Antonio Gasbarrone. Divenne brigante per amore, uccise infatti il fratello della fidanzata Tommasina Rinaldi, perché impediva i contatti tra i due giovani. Aveva due possibilità a questo punto: o consegnarsi alla “giustizia a senso unico” o darsi alla macchia. Scelse la seconda e divenne brigante, il più autorevole e temibile dell'epoca. Aveva al suo seguito una banda di 35 uomini, ma faceva sentire la sua influenza anche sulle altre bande. Era il fulcro di tutta l’organizzazione del brigantaggio. Con la sua fine, nel 1825, terminò anche il brigantaggio. Le sue gesta leggendarie furono cantate da trovatori e poeti, la sua biografia fu stampata in Francia ancor prima della sua morte, fu celebrato come brigante invincibile e geniale. Alcuni lo definirono il “re della montagna”, il “generale dell’armata del brigantaggio”, l’“invincibile”, l’“imprendibile”. Diventò subito un mito. L’installazione Procacciante, che ne ripercorre in qualche modo la storia, è composta da sei pannelli che riproducono i feticci del brigante Gasbarrone: una pistola, dei proiettili e un fucile trombone dell’epoca; il bosco, luogo di scorrerie; il cranio del brigante, esso stesso divenuto feticcio, perché oggetto in un museo di antropologia criminale; dei denti, simbolo dell’emotività che si concretizza, manifestazione di ciò che è latente all’esterno e non a caso, i denti, nascosti nella copia del cranio, prendono forma reale su una mensola drappata di nero. I testi presenti nel sito sono di Katia Cappellini