Portfolio   2010 Alessandro Procaccioli. All Rights Reserved Giotto is here!, tecnica mista su intonaco, cm 39,5 x 27, 2015 "[...] E così avenne che un giorno Cimabue, pittore celebratissimo, trasferendosi per alcune sue occorrenze da Fiorenza, dove egli era in gran pregio, trovò nella villa di Vespignano Giotto, il quale, in mentre che le sue pecore pascevano, aveva tolto una lastra piana e pulita e, con un sasso un poco apuntato, ritraeva una pecora di naturale, senza esserli insegnato modo nessuno altro che dallo estinto della natura. Per il che fermatosi Cimabue, e grandissimamente maravigliatosi, lo domandò se volesse star seco. […]". Così Giorgio Vasari riprende nelle sue Vite (1550) la leggenda del giovane Giotto, scoperto mentre disegnava una pecora su una pietra. Una figura semplice, nata dall’esigenza di fermare in immagine un oggetto reale, quotidiano, lontano dai fronzoli dell’arte mitologica che il canone dell’epoca riproponeva, depauperata ormai di ogni senso e forza. Eppure l’oggetto quotidiano, fattosi oggetto estetico dimentica la sua origine e si fa altro. La pecora diventa la testimonianza dell’“irruenza” della forma, la forma soltanto, forma che come voleva Berenson è “la principale sorgente del nostro godimento estetico”. La rinuncia al cromatismo di Giotto is here! ripropone la sfida del fiorentino: l’occhio di chi fruisce fa i conti con un animale che si affaccia, senza colore, in un campo bianco la cui estensione unita all’assenza di tonalità marca la presenza della figura. E l’occhio cerca in quel fondo scuro, messo così prepotentemente in risalto, il perché della fascinazione che nel guardare si mette in moto. Il senso umano e terrestre del segno di Giotto si rimodula nel “qui” di un colore crudo e aspro, che svuota l’oggetto di ogni riferimento cromatico e proprio per questo irrompe nell’occhio di chi guarda. I testi presenti nel sito sono di Katia Cappellini