Portfolio   2010 Alessandro Procaccioli. All Rights Reserved Ludus * † , inchiostro su carta, misure variabili, 2010 © Salvatore G.B. Grimaldi, courtesy Aci & Galatea © Salvatore G.B. Grimaldi, courtesy Aci & Galatea © Salvatore G.B. Grimaldi, courtesy Aci & Galatea Un groviglio di forme si assembla su un pannello verticale. In terra, a coprire la distanza tra suddetto pannello e lo spettatore, una serie di circa mille tasselli sui quali è impressa l'effigie di un soldatino, proposta però da angolature diverse. Trattasi di una sorta di visione guidata: lo sguardo di colui che si offre quale fruitore è indotto a seguire un percorso che conduce allo scioglimento del groviglio al cui interno, solo a questo punto, e cioè una volta esperite le singole immagini del soldatino, sarà possibile riconoscere nell'insieme del pannello le unità di cui si compone. Il gioco mette, dunque, in campo principi come inizio e fine: inizio del gioco (disposizione), momento del gioco (partecipazione), fine del gioco (cognizione); in tale logica l'assetto del giocattolo mai può considerarsi definitivo, ma condizionato dalle coordinate spazio-temporali in cui il gioco stesso ha atto. Un lavoro, Ludus * , che si muove nel segno della contrapposizione: da un lato la verticalità della tela in fondo impone la percezione come convenzione; dall'altro, ed in opposizione ad essa, appunto, gli oltre mille tasselli realizzano l'orizzontalità invadendo lo spazio dell'osservatore ed espongono, pertanto, l'opera alla manipolazione. Orizzontalità che richiama il modus in cui il timbro è stato impresso, in contrapposizione, di nuovo, alla verticalità del quadro, e anche alla diversa inquadratura dell'unico soldatino che l'opera dispone: appiattito dal timbro, il soldatino può comunque far leva sul suo volume, mantenuto proprio mediante la presentazione dell'oggetto da vari punti di vista. Dal piano (verticale) della rappresentazione delle cose, parafrasando Benjamin, si passa al piano “trasversale” dei segni. Ludus è il gioco dell'adulto, tra perdita e recupero. Ossia perdita di quell'immaginario che porta il bambino a costruire un mondo (che è mondo dell'adulto, secondo la lezione di Freud) attorno all'oggetto-soldatino; l'adulto, perduta l'aspirazione a quell'universo, facendone ormai parte, recupera però l'atto creativo mettendo in gioco non più l'oggetto, ma l'idea dell'oggetto. Il soldatino, reso nuovamente attivo, si fa emblema del gioco; diventato “fisso” ed “inutile” può essere rigiocato dall'adulto nell'atto creativo (sia da parte di chi opera, sia da parte di chi guarda). I testi presenti nel sito sono di Katia Cappellini